Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro reinventano parole e musiche d’ammore

“Canti, ballate e ipocondrie d’ammore” è il titolo del nuovo libro + CD + DVD di Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro edito da Squilibri, presentato a Napoli il 17 febbraio in un happening “sentimentale” all’Hart.

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Si tratta di tre oggetti culturali che si compenetrano tra loro in modo profondo. Allo stesso tempo, ognuno di questi oggetti aggiunge un quid.

Il libro raccoglie testi e fotografie. Importanti protagonisti della cultura italiana sono testimoni dell’arte di  Canio e Alessandro nel capitolo “Compresenze d’ammore”: cantanti, poeti, attori, da Maria Pia De Vito a Gabriele Frasca, da Sonia Bergamasco a Andrea Satta ne esaltano le doti e il valore culturale del loro lavoro.  Si alternano agli scritti le fotografie di Napoli, in un bianco e nero carnoso, scattate da diversi autori (Soriani, Viglione, Di Vilio, Fusto, Merenda, Caracci, Ferrante, Gioberti), che ritraggono una città vivace e antica, sanguigna e ombrosa, popolare e cavernosa, che si identifica nei vicoli con i basoli in basalto percorsi da un’anziana coppia a braccetto oppure nella statua inondata di luce nel cimitero delle Fontanelle oppure, ancora, in quella scritta del chiosco con la serranda abbassata sul lungomare di via Caracciolo, “Taralli caldi”, mentre un’onda si frange e si apre in mille schizzi.

Nella seconda parte del libro i testi sono quelli dei brani del CD composti da Canio Loguercio, di origine lucana, formazione e lunga frequentazione culturale napoletana. La lingua di Napoli è usata da Canio in modo fine e sapiente. Sono parole scelte ed arcaiche, che dentro di noi risuonano, evocano un passato comune, un background che ogni nostra cellula conosce: presentimento, ‘o munaciello, pappaseccia, m’ha miso ll’uocchie ‘ncuollo, anema purgata, core scunsulato, anema prena ‘e cravune ‘e fuoco, amaro ammore, frienno magnanno, ‘a vocca toia m’ ’a sonno a notte, sfaccimma, carna molla, a mana smerza, regina regine’, a file ‘e viento. Ma qui c’è anche il linguaggio contemporaneo urbano ripetuto con ironia al limite del nonsense: keep calm, stai sereno, senza se e senza ma.

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Nel CD si ascoltano tredici brani più una bonus track finale in cui viene ripresa la “Ballata dell’ipocondria o del vibrione innamorato” in forma corale. Si tratta di brani in buona parte facenti parte del repertorio di Loguercio, oggi presentati in una veste completamente rinnovata. Nell’ascoltarle il godimento è assoluto: le parole sono catturanti e sonanti,  in un continuo rinvio di coinvolgimento, malinconia, appartenenza profonda, straniamento, trasgressione. Il suono stesso delle parole è ammaliante, con la voce di Canio, quella voce trasognata, sussurrata, dolente, dissacrante, bestemmiata, volgare e supplicante. “Ferrarella” e “Friariella” hanno un testo ricercato. “Cumpa’” abbina parole e melodia lievissime per cantare l’amico scomparso. In lingua italiana sono “Quasi fosse amore” cantata con Erica Boschiero, malinconica canzone di perduto amore con “montagne di memoria da smaltire”, e “Quello che rimane”. E le voci femminili, -quasi a contrasto- di Erica Boschiero, chiara e cristallina, e di Maria Pia De Vito, intensa e duttile. “Amaro ammore”, “Sona campana”, “Giaculatoria dell’amore indifferente”, “Tragico ammore”, “T’aspetto cca’”, “Uva spina”, “E mo’” sono i titoli dei brani in cui Canio “usa un tono da litania pagana che sa di filastrocca infantile e di requiem insieme: il noto cortocircuito di vita e morte di ogni opera vera”, sottolinea Maria Grazia Calandrone in “Olio, campane e semina”, tra i testi del libro.

Le musiche catturano l’ascoltatore e sono parte integrante dei brani, non sono un semplice accompagnamento ai testi: le melodie (composte da Loguercio ma anche dal compositore ed amico Rocco De Rosa) sono toccanti. La presenza di Alessandro D’Alessandro, giovane organettista originario di Coreno Ausonio in basso Lazio, direttore dell’Orchestra Bottoni –uno straordinario ensemble costituito da giovani suonatori d’organetto, un’eccezionale, originale realtà musicale della nostra penisola-, è spiccatamente innovativa. L’organetto di D’Alessandro si sgancia dagli schemi dello strumento popolare e gioca con il tango, le ballate, l’hip hop e il dub, con la musica da balera, si rende protagonista di citazioni musicali, gioca con il loop. Gli interventi dei musicisti ospiti, anch’essi punti di riferimento della musica d’ispirazione popolare, sono significativi: la rotondità e l’incisività delle chitarre di Cristiano Califano e Giuseppe Spedino Moffa, la sonorità puntiforme ed ossessiva del cavaquinho suonato da Stefano Saletti in “E mo’”, il toccante assolo rock della zampogna di Giuseppe Spedino Moffa in “Cumpà”, la lievità dell’arpa di Giuliana De Donno, la necessità delle percussioni di Gabriele Gagliarini. Ascoltare questi brani fa ribollire dentro di noi un magma culturale comune meridionale, a cui tutti sentiamo di appartenere.

Infine, il DVD di Antonello Matarazzo, -che è anche autore delle immagini dei “santini” che Canio Loguercio distribuisce ai suoi concerti-, che riunisce video nuovi e meno recenti.

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In quello recentissimo ed angosciante di “Ballata dell’ipocondria o del vibrione innamorato” si accosta l’immagine di Canio cadaverico e ospedalizzato (con la partecipazione di tanti amici, da Maria Pia De Vito a Rocco Papaleo, Peppe Servillo, Antonella Costanzo e Nando Citarella), a quelle dell’immaginario collettivo dei battenti di Guardia Sanframondi, con i loro inquietanti cappucci bianchi e il petto macchiato di sangue e di donne velate di nero in processione, per rappresentare il colera, malattia che ha tragicamente inciso nella storia di Napoli, contemporanea e antica. In quello di “Cumpà” con Maria Pia De Vito e Rocco De Rosa (il compositore con cui Loguercio ha collaborato e tuttora collabora),  ci si ritrova a tavola tra amici con un posto vuoto, quello di Pasquale Trivigno scomparso in giovane età, con il quale Canio aveva fondato il gruppo e l’etichetta Little Italy all’inizio degli anni Ottanta. “Amaro ammore” si svolge tra fotoritratti d’epoca e non, e graffiti sui muri. “Miserere”, premiato al Festival d’Arte di Palazzo Venezia nel 2005, racconta una processione in carrozzella tra pozzanghere, pale eoliche e i reperti archeoindustriali di Bagnoli. Un contenuto Extra è la videointervista di Antonello Matarazzo “Confidenze di un artista”. Nel capitolo del libro “Apocondrie digitali” due brevi saggi sulla videomusica di Canio Loguercio e Antonello Matarazzo e sull’ipocondria (piaga o salvezza dell’umanità?) in cui si analizzano i video.

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All’happening napoletano hanno preso parte in tanti, oltre ai musicisti: accanto all’atteso “santino”, in distribuzione agli spettatori anche un cioccolatino “ipocondriaco” ideato per l’occasione da Fabrizio Mangoni e lavorato presso le storiche fabbriche di Gay-Odin. Al termine di questo viaggio multimediale e multisensoriale sembra che Canio e Alessandro ci abbiano svelato un po’ della loro anima, dei loro sentimenti più intimi, delle loro ossessioni, dei loro turbamenti e li sentiamo quasi amici. Non si può fare a meno, come è capitato anche a me, di ascoltarli, e riascoltarli. Di commuoversi, di farsi una risata, lasciarsi colpire, stupirsi e poi ascoltarli ancora.

Documentazione foto e video di Carla Visca

“Canti, ballate e ipocondrie d’ammore” di Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro-CD+libro+DVD, ed. Squilibri, 2017.

Carla Visca

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