Quebec: un tour lungo il corso del San Lorenzo tra cultura e protezione della natura

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Un po’ di tempo prima di una partenza mi fermo a pensare: cosa conosco del posto che sto per visitare? Cosa incontrerò in questo viaggio? Pensando al Canada associavo selvagge bellezze naturali, foreste impenetrate dalla luce, aceri con foglie dai caleidoscopici autunnali colori, grandi e navigabili corsi d’acqua, e, oltre questi stereotipi, mi venivano in mente alcuni artisti contemporanei: il musicista Leonard Cohen, autore di raffinate ballate, la scrittrice Alice Munro, di malinconica prosa, Margaret Atwood, romanziera femminista anticipatrice di un inquietante futuro o ancora, il regista de Le invasioni barbariche -pluripremiato film sull’eutanasia- Denys Arcand. Alla parola Canada si allacciava anche Montreal Jazz Festival, evento di richiamo mondiale con concerti all’aperto, nei teatri e nei club e tanta voglia di stare in strada, di festeggiare l’estate. DIGITAL CAMERA

Scavando nella memoria, tra le vicende della nazione affiorava lo sterminio delle popolazioni native da parte dei conquistatori europei, Cartier in testa, ancora perpetuato fino agli anni ’90 del XX secolo attraverso le scuole residenziali istituite con lo scopo di sradicare i bambini delle comunità delle First Nations e cancellarne la cultura. Questi istituti furono teatro di abusi sui minori, per i quali appena nove anni fa il governo canadese ha ufficializzato delle scuse di Stato alle popolazioni autoctone e stanziato fondi per risarcire le famiglie. A queste drammatiche vicende il collettivo letterario Wu Ming ha dedicato ampi e documentati romanzi. Un grave handicap culturale ci induce a considerare il Nord America come il Nuovo Continente: in realtà è giovane soltanto perché non riconosciamo dignità a ciò che accadeva quando le sole popolazioni indigene lo abitavano. La storia si registra dal momento in cui sono arrivati gli europei, è l’amara constatazione.

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Il punto di partenza di questo tour canadese è Montreal. Meta: Percé sull’oceano. Tra questi due estremi corre il fiume San Lorenzo, motore economico del Nord America orientale, che attraversa ambienti molto diversi: metropoli e minuscoli villaggi, boschi, scogliere, dune. Montreal sorge su diverse isole sul fiume. Bilingue (qui il fiume si chiama St. Lawrence o Saint Laurent) stimolante con il suo mix di joie de vivre europea e pionierismo nordamericano, multiculturale, è vivace e informale. La gente indugia fino a tardi ai tavolini di bar e ristoranti a chiacchierare in questo mosaico: nel Plateau, quartiere gaudente con ristorantini, caffè, negozietti bio, si trovano villette in stile vittoriano; nella city, poco distante, grattacieli a specchio affiancano chiese neogotiche. DIGITAL CAMERADi fronte alla Vieux Montreal – il cosiddetto centro storico-, c’è il Vieux Port su cui si affaccia Habitat ’67, strano quartiere realizzato da avanguardie architettoniche; dal porto si può raggiungere in battello l’isola del parc Jean Drapeau, dove c’è anche l’interessante installazione della Biosphere. DIGITAL CAMERAArchitetture diverse convivono una accanto all’altra, emblema di una città in cui tante culture si affiancano e si integrano. Da non perdere il magnifico Jardin Botanique –in cui c’è anche un giardino delle First Nations, inaugurato nel 2001- e l’avveniristico Biodome in cui vengono ricreati ecosistemi abitati da animali in carne ed ossa. Al centro di questo caleidoscopio di opportunità c’è il San Lorenzo, ampio e lento, rilucente come acciaio, quasi un mare interno con onde e maree.DIGITAL CAMERA

A Montreal si mangia bene, cucina da tutto il pianeta, e si spende il giusto. Nel resto del Quebec il forte sentimento nazionalista si esprime anche a tavola. Non mancano mai, infatti, gli apprezzamenti calorosi del ristoratore di turno quando si ordinano pietanze dai forti connotati canadesi, come le frittelle con sciroppo d’acero o qualche robusto piatto a base di frattaglie.

Più a nord di Montreal, edificata sopra un costone che guarda le acque grigie del fiume, si trova Quebec City. Il bilinguismo lascia posto al quebecois, il francese parlato oltreoceano. Antica città fortificata, con i suoi oltre … 400 anni, Quebec City offre un centro storico accogliente di stampo europeo e bei panorami da godere passeggiando sopra le mura o sulla terrasse Dufferin. Una corsa di 15 minuti in battello per Levis, sull’altra sponda, consente di apprezzare una panoramica della città il cui aspetto è dominato, soprattutto di sera, dal Chateau Frontenac.DIGITAL CAMERA

Quasi 500 kilometri più su, all’imbocco del fiordo del fiume Saguenay che con le sue acque alimenta il San Lorenzo, c’è Tadoussac, grazioso centro dalle case basse color pastello. Qui si realizza un complicato ecosistema grazie alla corrente artica che arriva dal Labrador attraverso l’estuario, in cui si sviluppa il krill, il cibo preferito dalle balene. Nei mesi di maggio e giugno i cetacei sono qui per la stagione dell’amore e dei parti. DIGITAL CAMERALa crociera per il whalewatching è un imperativo assoluto. Si parte al mattino e si prende il largo attraversando una nebbiolina che avvolge tutto, ma l’umidità e il freddo che si avvertono saranno ben ripagati. Beluga, megattere, balene grandi e piccine, a gruppi, in solitario –dall’acqua spunta anche la testolina di qualche foca-, l’esperienza è entusiasmante e regala un’emozione dietro l’altra. I biologi marini a bordo provvedono a fornire doviziose spiegazioni.

DIGITAL CAMERAPiù a nord si raggiunge Les Escoumins dove, con un po’ di fortuna, si possono avvistare ancora balene. La giornata è bella, il cielo è limpido, in lontananza qualche nuvoletta bianca sembra uno sbuffo di vapore e fa spingere lo sguardo lontano. Sui massi rossicci e tondeggianti si appollaiano i turisti; armati di binocolo aspettano con pazienza: sotto la superficie delle acque appena increspate si vedono grandi ombre. A pochi metri dalla riva, una balena emerge con il suo caratteristico spruzzo, le souffle! Quel suono rimane ben impresso nella memoria, nitido, un respiro potente, le souffle! La balena fa un volteggio e si immerge di nuovo, venti minuti è il tempo che può trascorrere in apnea. Ecco, il cetaceo esce un po’ più in là, grandissimo, maestoso, si offre agli sguardi con una magnifica capriola e si immerge.DIGITAL CAMERA

Con diverse ore di navigazione si cambia sponda e si prosegue verso la penisola di Gaspé, dove approdò Jacques Cartier nel corso delle sue esplorazioni negli ultimi decenni del XVI secolo, e ancora più ad est, verso l’oceano. DIGITAL CAMERALa presenza umana si dirada, i paesi sono case in fila lungo la strada  costiera. L’uomo si misura con la grandezza della natura. La strada è panoramica e costellata da numerosi fari; l’occhio, desideroso di avvistare altri cetacei, guarda sempre verso l’acqua. Siamo ormai all’Atlantico, le maree sono sempre più potenti e lasciano decine di metri di sabbia ridotta in poltiglia. DIGITAL CAMERADIGITAL CAMERALa corsa lungo il fiume è terminata, siamo al cospetto dell’oceano: l’orizzonte è aperto, un brivido ci coglie, insieme a una sensazione di sfida, come se dovessimo andare incontro all’avventura, all’ignoto. Sul promontorio del parco del Forillon un avamposto: una solitaria, suggestiva spiaggia di ciottoli incorniciata da falesie erose dal vento si affaccia sull’Atlantico; migliaia di uccelli hanno nidificato nelle rocce. Il cielo è grigio, così come l’acqua dell’oceano, mobile e scintillante. Proseguendo si arriva a Percé, piccolo centro non privo di charme, punto di partenza per visite guidate al Rocher Percè, una gigantesca falesia forata nell’oceano, raggiungibile a piedi con la bassa marea. DIGITAL CAMERAL’alternativa è il battello per circumnavigare il Rocher e l’isola di Bonaventura, colonizzata da centinaia di migliaia di uccelli acquatici, molto eleganti e monogami: le sule; accanto a loro vivono le urie (cugini volanti dei pinguini) e le foche.

Da qui, appagati e –oserei dire- quasi felici, con una tirata di circa 1000 kilometri rientriamo a Montreal. Tornare in città fa un effetto straniante, dopo essere stati in grandi spazi aperti ed aver percorso, per terra e per acqua, distanze notevoli su rotte non molto battute. Eppure il Canada è anche rapporto tra metropoli e natura che viene preservata orgogliosamente. Polo di ricerca scientifica con quattro università, Montreal è l’indiscussa capitale dell’ambiente naturale: ovunque parchi con laghetti, fontane e giochi d’acqua, popolati da scoiattoli e persone che fanno jogging o socializzano pigramente prendendo il sole sui prati, per i più attivi ci sono centinaia di km di piste ciclabili che avviluppano la città. DIGITAL CAMERAIl Mont Royal, alto 180 metri, è un altro modo attraverso il quale i canadesi si rapportano alla natura, per oziare, fare un pic-nic o riunirsi in gruppi per suonare i tamburi che si odono a distanza.

Carla Visca

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